UN UFO TERRESTRE SU MARTE
Scritto da asvea 2009-03-31 16:04:24
L' aereo che vedete a lato si chiama «Ares» - Aerial Regional-scale Environmental Survey - ed è un aereo-robot molto speciale. La densità dell’atmosfera di Marte è appena l’1% di quella terrestre e, perciò, per farlo librare si è studiata una forma alare che potesse dare il massimo della portanza. Per ritrovare le stesse condizioni sul nostro pianeta bisogna salire addirittura a 30 chilometri.
Sfrecciare in aereo su Marte a poca distanza dal suolo e a tutta velocità. Scrutare i panorami ancora sconosciuti e irraggiungibili per i «rover» e le sonde, sorvolare i canyons e poi tuffarsi alla scoperta di crateri giganteschi.

Questa è la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale. Quanto basta per fare invidia ai celebri robot della Nasa, «Spirit» e «Opportunity», che, dopo cinque anni di onorato servizio, si stanno trascinando sempre più faticosamente sulle impervie sabbie marziane, tra acciacchi e guasti. Hanno percorso solo pochi metri al mese, fotografando e analizzando sempre gli stessi scenari in cui erano stati catapultati. Rocce all’apparenza aride, non molto diverse da quelle osservate dalle sonde che sorvolano il Pianeta Rosso a 400 chilometri d’altezza, probabilmente troppo lontane per rilevare indizi su possibili forme di vita.

L’aereo dello scienziato John Levine, ricercatore al «Langley Research Center» della Nasa in Virginia, invece, vuole cambiare la prospettiva: viaggerà a un chilometro d’altezza, a 800 all’ora. Con una telecamera immortalerà ogni secondo dell’avventura, raggiungendo anche le regioni inaccessibili a qualsiasi altro «occhio» robotico, mentre la strumentazione di bordo «snifferà» l’atmosfera, inviando grandi quantità di dati sulla Terra.

Si chiama «Ares» - Aerial Regional-scale Environmental Survey - ed è un aereo-robot molto speciale. Spiega Levine: «La densità dell’atmosfera di Marte è appena l’1% di quella terrestre e, perciò, per farlo librare si è studiata una forma alare che potesse dare il massimo della portanza. Per ritrovare le stesse condizioni sul nostro pianeta bisogna salire addirittura a 30 chilometri».

Ed è proprio nella stratosfera che Levine ha testato il suo aereo. Portato in quota da un pallone aerostatico, è stato poi catapultato da lassù, nel buio, da dove si scorge, spettacolare, la curvatura terrestre. E finalmente, dopo anni di prove nella galleria del vento, Levine ha potuto assistere a una novantina di minuti di volo perfettamente riuscito. E’ terminato con un morbido atterraggio alla base di partenza.

Sei metri di apertura alare e cinque di lunghezza per un totale di 150 chili. Sarà fornito di un «guscio» protettivo, con uno scudo termico nella parte inferiore, e sarà inviato su Marte a bordo di un razzo tipo «Delta». Un viaggio di otto mesi prima di entrare nell’atmosfera del Pianeta Rosso, poi un paracadute rallenterà la caduta e lo stabilizzerà. Solo allora l’aereo verrà espulso dalla «crisalide» e partirà per l’attesa esplorazione.

«La parte più sofisticata del progetto - racconta Levine - non è tanto volare su Marte, ma riguarda la soluzione adottata per infilare un velivolo di sei metri in un contenitore di soli tre di diametro! Abbiamo dovuto ripiegare le ali e la coda sulla carlinga dell’aereo stesso e costruire un meccanismo di rilascio che lo ricomponesse al momento dell’uscita».

Una volta liberato nella debole atmosfera marziana, le ali e la coda si apriranno e il motore - un piccolo propulsore a idrogeno, che sfrutta la stessa architettura ingegneristica dei 3 montati a bordo dello shuttle - si accenderà e comincerà così la ricognizione su pianure, crateri e montagne. Da una prospettiva finora sconosciuta. «Il viaggio durerà circa due ore, nelle quali si percorreranno 2 mila chilometri. L’aereo non potrà essere guidato da Terra, a causa del ritardo nella ricezione del segnale, e di conseguenza il tragitto verrà programmato alla partenza e sarà modificabile solo fino all’apertura del contenitore». Le immagini e i dati saranno inviati al centro di controllo, dove i tecnici osserveranno panorami sconfinati, come se si trovassero a bordo del velivolo. Poi, quando si sarà esaurito il propellente, l’aereo «ammarterà» e i suoi strumenti scientifici continueranno a funzionare, analizzando l'aria e la regione circostante.

Ma Levine e il suo team pensano già a una versione avanzata. «Stiamo studiando “Ares2” - racconta -. E’ un aereo che, in futuro, atterrerà e ripartirà da Marte». Il decollo dal Pianeta Rosso non sembra preoccuparlo più di tanto. Aiutato dalla debole forza di gravità e dal sofisticato profilo alare, l’aereo - spiega - non avrà problemi. Ma dove trovare il carburante? «Stiamo sviluppando una struttura mista a celle solari, ma, per ora, non riusciamo ancora a produrre energia sufficiente. Un altro progetto, invece, studia la possibilità di recuperare anidride carbonica dall’atmosfera e poi di sintetizzare il combustibile».

Qui sembra di entrare nella fantascienza. Ma appena poche settimane fa la Nasa, attraverso una serie di misurazioni basate su telescopi terrestri, ha confermato la presenza di metano su Marte, già rilevata dalla sonda «Mars Express» nel 2004. Il fenomeno, qui sulla Terra, nella maggior parte dei casi è associabile ad attività biologiche. E su Marte? Con «Ares», volando tanto in basso, si potrebbe determinare la sorgente di questi «sbuffi» e - si spera - scoprire se ci siano forme di vita che li generano.

Adesso che «Spirit» e «Opportunity» risentono dell’età e fanno sempre più fatica a riconoscere i segnali da Terra, Levine sente che il tempo lavora per lui. Aspetta solo che la Nasa ridefinisca i programmi marziani per accendere i motori dello straordinario «Ares».